Quanto permettete ai vostri figli di sbagliare?

Quanto permettete ai vostri figli di sbagliare?

Diversi erano i titoli che mi erano venuti in mente per questo articolo: da: "Sbagliando si impara!", a " Errare è umano” e molti altri. Si tratta perlopiù di citazioni d’uso comune, che più o meno sfoggio al momento opportuno con qualcuno dei miei studenti, cercando di rassicurarli rispetto all’errore.
Gran parte degli allievi che ho spesso sembra terrorizzata dagli errori e dal voto scolastico. Molti preferiscono stare zitti piuttosto che esporsi e rischiare di sbagliare. “Pensavo fosse sbagliato”, dicono. O ancora: “No, ma non ero sicuro”.
Ma sapete una cosa? Sbagliare è quanto di più prezioso possa esserci!  E’ ciò che ci permette di imparare e di capire cosa è giusto o meno per noi, cosa vogliamo o non vogliamo.
Ci permettere di scoprire cose nuove. Gran parte delle invenzioni sono state fatte a causa di un errore!


Imparare a capire dai propri errori è una competenza che va fatta acquisire fin da piccoli. In questo ha un ruolo importante la famiglia.

Le mie riflessioni partono sempre dal mio ambiente di lavoro e, nello specifico, riguardano il fronte didattico, la scuola e l’apprendimento.

Mi capita sempre più spesso di confrontarmi con genitori che mettono al primo posto il voto ottenuto in una verifica o interrogazione, rispetto alle abilità che contano davvero. Solitamente un genitore tende a immaginare una vita piena di successi per i propri figli. Ha la tendenza a identificare i voti con la riuscita o meno dei figli in futuro.

Una figura genitoriale di questo tipo è quella che ambisce alla perfezione della carriera scolastica dei propri figli. Quella che teme che  essi possano fare una brutta figuraccia, ricevere un rimprovero o un brutto voto  a scuola. Spesso li sgrida con tono acceso se in una verifica hanno preso 6,5 invece che 8.

Nell’attività postscolastica pomeridiana la tendenza, ipercontrollante, è quella di limitare gli spazi dei ragazzi per impedirgli di sbagliare, accertarsi che abbiano fatto TUTTI I COMPITI e SENZA ERRORI.  O ancora quella di finire i compiti sostituendosi ai loro figli, se questi ultimi  non hanno avuto voglia di farli o se non hanno capito qualcosa.

Beh se non hanno avuto voglia di fare i compiti o studiare, lasciate che vivano le conseguenze di questa loro scelta sulla loro pelle. Trovarsi faccia a faccia con l’insegnante che gli fa notare l’errore davanti alla classe, li farà riflettere e maturare. Se non hanno capito qualcosa in classe, limitatevi a rispiegargli i concetti piuttosto che fargli gli esercizi e se non vi sentite in grado di farlo, lasciate che siano loro a esporre le proprie difficoltà all’insegnante. E’ bene che inizino a essere consapevoli su  cosa hanno bisogno ed avanzare così delle richieste.

Lasciare ai ragazzi il proprio spazio e la possibilità di commettere errori non vuol dire “abbandonarli”, ma dar loro modo di crescere, responsabilizzarsi e di imparare a proprie spese.

Del resto, si parla di compiti. Non si tratta di farli camminare sull’orlo di un precipizio!

Associare la carriera scolastica a dei numeri è riduttivo oltre che un messaggio educativo fuorviante per i ragazzi. Ricordate che un voto è solamente un giudizio numerico su un compito, su una prestazione di tipo contenutistico e non è un marchio indelebile sulla persona, le proprie capacità e caratteristiche.

 

Anna Costanzino